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Yamaha XS650 Street Tracker | "IL PREZZO DEL BLU"

 Il flat tracker di Jake Drummond, messo a nudo con le lamiere di alluminio spazzolate a mano sotto la luce cruda dell’officina, era una dichiarazione d'intenti. L'essenza pura del ferro ignorante, un blocco di muscoli senza filtri che esprimeva la sua forza attraverso i segni netti del martello. Chi ha seguito i work in progress passo dopo passo sa di cosa parlo: una scelta radicale, viscerale e sincera.

Poi è arrivato il momento della verniciatura, il tocco finale che dovrebbe mettere la firma definitiva sul progetto. E qui la coerenza estetica, per quanto mi riguarda, si è incrinata, togliendo un briciolo di quell'entusiasmo primordiale.

Intendiamoci, il lavoro eseguito da Jake sulla Moto1 è di una pulizia industriale pazzesca, e il premio che ha raccolto è sacrosanto e strameritato. La ciclistica, le proporzioni e l'ingegneria che ci sono sotto rimangono fuori scala. Visivamente, la silhouette bicolore allunga le linee e le tabelle bianche sono posizionate con precisione chirurgica. Ma la scelta cromatica cambia radicalmente il carattere del mezzo. Quel blu petrolio così sofisticato e profondo introduce un linguaggio estetico morbido, quasi da salotto, su una ciclistica specialistica che sotto urla solo pista, fango e traverso.

La vernice finisce per addolcire proprio la zona più muscolosa della moto, spegnendo la sua ruvidezza originale e congelando sotto il lucido da esibizione una scultura meccanica che meritava di respirare. Quando una ciclistica è così estrema, ogni sovrastruttura decorativa rischia di sottrarre qualcosa alla verità della materia.

Se proprio si doveva coprire quel capolavoro di alluminio, la sfida andava affrontata uscendo del tutto dagli schemi custom tradizionali, cercando una rottura visiva che parlasse la stessa lingua del motorsport d'avanguardia.

Senza alcuna pretesa di verità assoluta, e lasciando inalterato ogni singolo millimetro dei volumi di Jake, ho provato a strutturare un'ipotesi alternativa. Una proposta puramente visiva che tratta la carrozzeria come un pezzo di arte cinetica asimmetrica:

L’idea è una tabula rasa in bianco opaco solido (Bone White), usata come sfondo per una spazzata di colore asimmetrica in nero e grigio scuro. Niente linee geometriche predefinite, niente grafiche statiche sulla tabella anteriore, e soprattutto nessuna simmetria tra il lato destro e quello sinistro. Solo un tratto grafico netto, che sembra impresso direttamente dalla velocità del vento.

In questo modo la vernice non imbelletta la moto, ma ne esalta la dinamicità estrema, dialogando direttamente con la ruvidezza del motore Yamaha e dello scarico lasciati totalmente analogici.

Ora la palla passa a voi. Ha ragione Jake a cercare l'eleganza del contrasto sofisticato, ha senso una provocazione visiva più violenta e asimmetrica, o l'alluminio grezzo originario doveva rimanere intoccabile sotto la luce dei riflettori?

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