Ci sono due modi per raccontare l’Isola di Man. Il primo è quello dei canali ufficiali: droni patinati, grafiche tridimensionali, onboard mozzafiato a 320 all'ora e la solita retorica da videogioco. Spettacolare, certo, ma se vi fermate lì avete visto solo la superficie dell'asfalto.
Il secondo modo è quello scelto dal regista Michele Riccomini in "TT for Life", il primo vero docufilm italiano sul Tourist Trophy, sbarcato su Amazon Prime. Qui i droni lasciano spazio alle facce tirate nei box, al rumore delle chiavi inglesi e al bilancio umano di chi si schiera sul nastro dello Snaefell.
La pellicola era nata per seguire Francesco Curinga, l’uomo che nel 2022 ha spezzato la maledizione italiana sul Mountain vincendo lo Junior Manx GP a cinquant'anni esatti dall'ultimo trionfo di Giacomo Agostini. Curinga, lontano dal rumore dei social e dal protagonismo facile, corre per dare senso al rischio, al tempo e alla strada insieme al giovane team italiano Delmo Racing.
Ma il TT è una bestia imprevedibile e la vicenda prende una piega drammatica ancora prima di sbarcare sul circuito: un pesante infortunio in pista mette fuori gioco Curinga a pochissimo tempo dalla partenza per l'isola. Sembra il capolinea di un sogno, ma è qui che il documentario cambia pelle e diventa una storia di pura resilienza da road racing. Il team Delmo Racing non si arrende e decide di schierarsi comunque, affidando la moto a Shaun Anderson. Il forte pilota nordirlandese accetta la sfida, diventando così il protagonista assoluto sul campo e affrontando rischi, colpi di scena e tensioni inaspettate per portare al traguardo l'impresa della squadra italiana.
A fare da filo conduttore narrativo c'è la voce profonda di Mario Donnini, massimo esperto italiano di corse su strada con oltre 30 libri sul motorsport alle spalle, di cui 7 dedicati proprio alla leggenda del TT.
Guardando scorrere i titoli di coda, tra i ringraziamenti per i materiali d'archivio, spunta un nome che per chi scrive ha un significato speciale: Gianluca Domenicali.
Oggi Gianluca è una firma storica del reportage fotografico stradale, un professionista che da trent'anni blocca il tempo tra le siepi e i muretti di Ramsey e Bray Hill.
All'epoca , parliamo del 2012, Gianluca cercava un passaporto ufficiale per poter scattare sul circuito più pericoloso del mondo. Bussò alla porta del RocketGarage. Non ci conoscevamo, non c'erano grandi gruppi editoriali a fare da garanzia: bastarono una stretta di mano virtuale e una lettera di accredito firmata sulla fiducia, spinta solo dalla stessa maledetta ossessione per le corse vere. Da quel giorno, Gianluca sull'Isola non ha più smesso di andarci, costruendo pezzo dopo pezzo una memoria visiva monumentale che oggi è parte integrante di questa produzione cinematografica.
Da quella firma sono nate storie incredibili. È grazie a quel filo invisibile che nel 2016 il nome del RocketGarage è finito stampato sulla Kawasaki Lightweight di Wayne "Ciderman" Axon, a sfrecciare a 108 miglia orarie di media prima di quel tremendo high side al 26° miglio. Cose da pazzi, cose da TT.
A fine film, Mario Donnini lancia un monito che suona come una condanna biologica: "Attenti che la febbre dell’Isola è contagiosa".
Ha ragione da vendere. Ad agosto la rotta è già tracciata per il Manx Grand Prix e il Classic TT, dove ci sarà da ritrovare l'amico Gianluca sul campo, davanti a una pinta di birra, a parlare di moto e di muretti. Ma la testa, inutile negarlo, sta già correndo avanti, impostata sulla griglia di partenza del TT 2027.








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