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URAGANO — FOLLIA ITALIANA & CAVALLI AMERICANI

Trovare una moto che valga davvero la pena di raccontare è sempre più difficile. Non per mancanza di moto — il web ne è pieno — ma per mancanza di idee vere dietro. La ricerca diventa estenuante quando sai esattamente cosa non vuoi pubblicare, e quello che non vuoi pubblicare è il novanta per cento di quello che circola. Su RocketGarage esce quello che merita di uscire, niente di meno.

Questa merita.

Qualcuno di voi se la ricorda. Qualche mese fa avevamo pubblicato un paio di scatti su Instagram — il logo sul serbatoio, il faro con quella scritta circolare che diceva tutto — con la promessa di andare a fondo. Le promesse su RocketGarage si mantengono. E chi segue con attenzione prima o poi viene premiato.

Eccola intera. Eccola come non l'aveva vista nessuno.

C'è una moto che esiste in una sola foto sul web. Una foto senza crediti, senza articoli, senza scheda tecnica. La cerchi e non trovi niente. La cerchi ancora e trovi sempre la stessa immagine, sempre la stessa inquadratura, sempre lo stesso silenzio.

Si chiama Uragano. Codice progetto DF-G65. L'hanno costruita Alessandro Debenedetti ed Emiliano Fiordi — due architetti toscani che dal 2006 progettano yacht, automobili, interni e, quando ne hanno voglia, motociclette. L'hanno esposta al MOARD di Milano nel 2019, davanti a tutti, poi l'hanno rimessa in garage e non ne hanno parlato più. Nessun comunicato stampa, nessuna cartella fotografica distribuita ai media, nessuna presenza sui soliti circuiti internazionali del custom. Zero.

Noi le foto le abbiamo cercate, volute e alla fine ottenute. Eccole.

Il progetto

Il punto di partenza è un motore Buell XB12S — il V-twin da 1203cc derivato dallo Sportster, aria e olio, quello che i puristi americani considerano l'ultimo motore vero prima che Harley-Davidson chiudesse Buell nel 2009. Un motore con una storia e un carattere precisi. Debenedetti e Fiordi lo hanno preso e ci hanno costruito intorno qualcosa che non assomiglia a niente di esistente.

Il telaio originale è sparito. Al suo posto una monoscocca in alluminio costruita come si costruisce un'ala d'aeroplano — spaceframe con setti interni intersecati e pelle esterna che collega il tutto in un blocco unico autoportante. Dentro quella scocca ci sono il serbatoio del carburante e quello dell'olio. La cupola centrale che si vede emergere dalla scocca non è decorativa: è l'airbox, l'imbocco dell'aspirazione per l'iniezione. Ogni elemento ha una funzione, niente è lì per fare scena.

Il forcellone è custom, sempre in alluminio, costruito da loro. I cerchi sono da 17 pollici a raggi — su una Buell, che di serie monta cerchi in fusione, non è un dettaglio banale. Il freno anteriore è il pezzo più furbo di tutta la moto: all'esterno sembra un tamburo, richiama l'estetica vintage, dentro nasconde un impianto a disco con sei pistoni. Funziona e inganna l'occhio allo stesso tempo.

Il risultato di tutto questo — monoscocca, alluminio, componentistica racing — è un peso a secco di 138 chilogrammi. Su una moto con un V-twin americano da 1200cc è un numero che fa riflettere.

Come si costruisce una cosa del genere

Non con una stampante 3D, non con CAD e fresatura CNC diretta. Prima i modelli in legno fenolico, poi la battitura delle lamiere, poi l'assemblaggio e la saldatura. Artigianato vero, il tipo che richiede tempo, pazienza e una visione precisa di dove si vuole arrivare.

Debenedetti e Fiordi chiamano il loro approccio "retrofuturibile" — una parola che si sono inventati e che descrive esattamente quello che si vede sull'Uragano. Innovazione nei materiali e nella tecnica costruttiva, estetica che guarda indietro. I riferimenti dichiarati sono Vincent e Norton. Non Ducati, non MV Agusta — Vincent e Norton. La scelta dice tutto sulla direzione estetica del progetto.

Scritto sul serbatoio, in oro su nero, c'è tutto il manifesto della moto in cinque parole: Follia Italiana & Cavalli Americani.

Dov'è adesso

L'Uragano non è mai stata venduta. Fa parte della collezione personale di Debenedetti e Fiordi — è la moto che si sono costruiti per sé, senza un cliente da accontentare, senza una fiera da conquistare, senza un mercato a cui rispondere. Questo spiega il silenzio mediatico meglio di qualsiasi altra teoria.

Non dovevano dimostrare niente a nessuno. L'hanno fatto e basta.


Una nota finale

Questo articolo esiste perché qualcuno ha cercato. Non perché qualcuno ha mandato una mail con allegati pronti da pubblicare, non perché c'era un ufficio stampa dall'altra parte, non perché qualcuno voleva visibilità. L'Uragano non cercava nessuno — era in un garage, felice del suo silenzio.

Noi l'abbiamo cercata. Abbiamo cercato le foto, abbiamo cercato le informazioni, abbiamo bussato alle porte giuste finché qualcuno non ha aperto. È quello che facciamo da sempre su RocketGarage e che, a quanto pare, fanno in pochi.

La prossima moto che merita di essere raccontata è là fuori, invisibile. Noi la troveremo.


Debenedettiefiordi.it

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