“La Formula 73 celebra la 750 Super Sport Desmo, la prima Ducati di serie dotata di sistema di distribuzione desmodromico.
Le sue linee pulite comunicano agilità ed eleganza, mentre i dettagli assicurano che questa Café Racer da collezione sia davvero unica. La livrea argentata e la fascia verticale dorata sul serbatoio riprendono i dettagli del modello storico, mentre il motore completo di coperchio color argento e il classico logo Borgo Panigale rafforzano ulteriormente il riferimento.”
Così viene presentata da Ducati.
Ma analizziamo meglio questo progetto.
La Formula 73 è indubbiamente un bell’oggetto. Proporzioni curate, livrea centrata, atmosfera coerente. Funziona visivamente e funziona come pezzo da collezione. È pensata per emozionare prima ancora che per impressionare con i numeri.
Il contesto però conta.
La moda delle café racer è finita da anni. Il mercato oggi premia crossover, maxienduro e naked iper-performanti. Ducati lo sa perfettamente. E infatti la Formula 73 non nasce per fare volumi: base Scrambler già ammortizzata, Desmodue 803 a fine ciclo industriale, produzione limitata. Investimento contenuto, rischio quasi nullo, marginalità elevata.
Operazione industrialmente intelligente.
Il punto vero però è identitario. Ducati sta razionalizzando la gamma: V4 protagonisti, piattaforme condivise, elettronica sempre più centrale. Il marchio è più forte che mai sul piano tecnico, ma anche più allineato agli standard del segmento premium. Meno eccentrico, più efficiente.
La Formula 73 arriva proprio mentre il desmodromico ad aria è di fatto al tramonto. Più che un rilancio, sembra un brindisi finale. Una celebrazione consapevole.
E qui si apre la questione stilistica.
La 750 SS del ’73 aveva una carena tondeggiante, raccordi morbidi, un’identità riconoscibile anche senza colori. Era figlia del suo tempo, ma aveva coerenza formale.
La Formula 73 invece è più tesa, più geometrica, più contemporanea. Senza la livrea storica, il legame visivo con la SS si affievolisce parecchio. Anzi, osservando solo le linee del frontale, il linguaggio è molto moderno: superfici nette, volumi compatti, integrazione studiata della carena. Più reinterpretazione che riedizione.
Questo non è necessariamente un difetto. Ma è una scelta precisa.
Non è una replica filologica. È una reinterpretazione moderna vestita di memoria. E proprio per questo il richiamo funziona più sul piano narrativo che su quello formale.
Non è abbastanza rétro per essere un omaggio puro.
Non è abbastanza radicale per essere un progetto completamente nuovo.
Sta nel mezzo.
Resterà probabilmente un episodio isolato. Non cambierà la direzione tecnica dell’azienda, non riporterà il desmo al centro della strategia. È un oggetto simbolico, rivolto a chi conosce la storia Ducati e vuole possederne un frammento reinterpretato.
Funziona come operazione di brand.
Funziona economicamente.
Funziona come pezzo da collezione.
Ma se la si guarda con l’occhio critico dell’identità e della coerenza stilistica, il legame con la 750 SS è più evocato che realmente ricreato.
Ed è giusto dirlo con chiarezza.








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