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Ducati "MHR" by An-Bu Custom Motors: L’eresia di Nagoya

In Giappone hanno un modo tutto loro di maneggiare i miti europei. Non li restaurano, li cannibalizzano. Prendono l'estetica che ha fatto sognare generazioni e la sbattono in un frullatore di alluminio battuto, saldature crude e asimmetrie che farebbero venire un infarto a un purista di Borgo Panigale. An-Bu Custom Motors colpisce ancora, e stavolta ha mirato dritto al cuore degli appassionati Ducati con un tributo alla leggendaria MHR 900 (Mike Hailwood Replica) che sembra uscito da un garage clandestino sotto la pioggia di Nagoya.

Ma sgombriamo subito il campo dai dubbi: sotto la pelle d'alluminio non batte il cuore di una MHR originale. Nonostante i riferimenti sui social possano indurre in errore, un occhio allenato riconosce subito la base solida della Darmah 900. Il blocco a coppie coniche parla chiaro: la frizione è sul lato sinistro, un dettaglio peculiare di questo modello che il preparatore ha voluto celebrare trasformandola radicalmente a secco. Il carter traforato mette a nudo i dischi, creando un contrasto brutale con la pulizia delle teste desmodromiche.

La ciclistica è dove il "metodo An-Bu" si fa più estremo. Il telaio non è stato solo ripulito: osservando la zona degli attacchi motore, si nota un lavoro di ingegneria notevole. Sono state create parti ex-novo con boccole di rinforzo per i perni motore, una soluzione necessaria per irrigidire la struttura originale e gestire le sollecitazioni della nuova configurazione. Lo schema Twin Shock rimane, ma è ora supportato da una coppia di Ohlins Black-Line con un'inclinazione millimetrica. L'avantreno segue la stessa filosofia minimalista: un singolo, enorme disco freno montato sul lato destro, una scelta che richiama l’essenzialità tecnica di certi progetti endurance giapponesi.

Ma la vera ricerca è stata necessaria per identificare le ruote. Addio ai raffinati Campagnolo originali; qui girano i leggendari cerchi a tre razze cave di una Suzuki GSX-R 750 (1985-87). È un trapianto d'organi geniale che proietta la Darmah fuori dal collezionismo statico: questi cerchi permettono l'uso di mescole moderne, regalando alla moto una precisione d'inserimento e un’agilità sconosciuta alle versioni di serie.

Il capolavoro finale resta la carrozzeria. Il serbatoio è un pezzo unico in alluminio battuto, con le saldature a vista e il logo della Scuderia NCR come unico richiamo nostalgico al TT del 1978. E poi c’è la firma: quel cupolino con l'unico faro asimmetrico incassato lateralmente. Un dettaglio che rompe la simmetria classica per abbracciare un'estetica Endurance pura, richiamando le pit-lane delle gare di durata notturne di Suzuka.

In definitiva, quella di An-Bu non è una moto per collezionisti in guanti bianchi. È una visione post-atomica che scambia la raffinatezza di Borgo Panigale con la fredda sostanza dell'alluminio e del nudo acciaio.

Nota dell'autore: Ricostruire la scheda tecnica di questa special non è stato facile. Il costruttore non ha rilasciato dettagli ufficiali e le descrizioni sommarie circolate sul web sono spesso fuorvianti. Ci siamo affidati all'analisi visiva per identificare i trapianti tra Ducati e Suzuki e il complesso lavoro di carpenteria sul telaio. Se qualche lettore scovasse un ulteriore bullone "rubato" a qualche altra gloria degli anni '80, la porta dell'officina di RocketGarage è sempre aperta per un confronto.

AN-BU Custom Motors

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