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L'uomo dietro la moto, Massimo Carriero: ingegnere, costruttore, appassionato.

Ritratti — N.01



Ritratti — una nuova rubrica


Le moto che pubblichiamo su Rocket Garage hanno sempre una storia tecnica. Componenti, scelte progettuali, filosofia costruttiva. Ma dietro ogni moto c'è una persona, e quella persona ha una storia che spesso vale quanto la moto stessa — a volte di più.



Con Ritratti vogliamo andare oltre il progetto. Incontrare chi costruisce, chi immagina, chi trasforma una passione in qualcosa di concreto e duraturo. Non interviste tecniche. Ritratti umani, appunto.
Il primo è Massimo Carriero. Se avete letto [il nostro articolo sulla MC04], sapete già cosa è capace di fare con una Honda CB750 F2 e una visione progettuale precisa. Quello che non sapete ancora è chi è l'uomo che l'ha costruita.
Lascio la parola a Massimo.


A 48 anni sta concludendo un MBA. Vive in Inghilterra, lavora in Germania, costruisce moto nel tempo libero con gli amici — quelli che chiama la sua famiglia. Se non avete visto la MC04 al Motor Bike Expo di gennaio, è per questo: la logistica di chi vive tra paesi e fusi orari non sempre si concilia con le fiere italiane. Ha alle spalle una carriera costruita nel mondo delle competizioni e due master. Non è il profilo tipico del builder. Ed è esattamente per questo che vale la pena ascoltarlo.
"Sono sempre stato attratto dall'aspetto scientifico e dalla fisica. Con il tempo tutto questo si è combinato con gli studi in ingegneria e la voglia di applicare le conoscenze nel disegno dei veicoli. All'università cercavo sempre di trovare un'applicazione di quello che studiavo — fosse lo studio di un quadrilatero articolato o di uno scambio termico. Da lì sono riuscito a entrare nel mondo delle competizioni. Penso che le opportunità per imparare e migliorarsi vadano sempre colte. Allo stesso tempo ho sempre coltivato la passione per le moto, e come seconda attività ho iniziato a fare café racer con i miei amici — che sono la mia famiglia."


"Forse la passione per costruire viene da mia mamma. Lei disegna vestiti e li produce da sé, come anche borse e accessori. È molto creativa e penso che tanto sia stato trasmesso come DNA, ma anche dal solo guardare. Il momento "aha" della mia vita è stato vedere una gara di F1 in Sudafrica del 1989. Non avevo nessuna particolare ragione per guardare, ero solo curioso. Quella giornata mi ha cambiato tutto."
Una gara vista per caso. Nessun piano, nessuna predestinazione. Solo un ragazzo curioso davanti a una televisione, e qualcosa che scatta in modo irreversibile. È il tipo di origine che non si costruisce a tavolino.


"Nel mondo custom mi ispirava Fabio — suo grande amico e il primo ad avventurarsi nel restomod e nella personalizzazione moto. Sono sempre stato affascinato dalla sua intraprendenza e dal suo entusiasmo. In una delle giornate spese in officina da lui, vidi una Virago smontata in preparazione. Il monoammortizzatore che entrava al centro del telaio mi aveva colpito molto, e lì mi sono detto: "Perché non ne facciamo una con questa base?" Da lì è iniziata la MC02."



"Quando inizio un progetto seguo un piano. Rifletto tanto e cerco sempre il confronto con le persone che mi affiancano. Quando lavori con culture diverse e ognuno si può esprimere, viene fuori il meglio. Credo semplicemente che un progetto nasca da una propria personalità e dalla voglia di esprimersi in forma unica. Lascio ad altri pensare se sia istinto, arte o pianificazione. Io intanto faccio."
Tre parole che chiudono il discorso meglio di qualunque teoria. E che spiegano, in fondo, come nasce una moto come la MC04.


C'è un luogo preciso dove tutto questo prende forma. È l'officina del padre, Alberto — che tutti chiamano Mastro — nella Pescara storica, un quartiere in restauro. L'ingresso è presidiato dal volto di un leone, da quando l'edificio esiste. La MC04 è nata altrove, ma è passata di qui per completarsi. Alberto ha lavorato per anni come elettrauto su auto e barche. Adesso si dedica alle moto del figlio. Certe storie hanno sempre un posto fisico dove tornare.


"Colui che non fa errori è quello che non fa. Sì, errori ne faccio. Però imparo, e questo mi aiuta a spingermi più in là al tentativo successivo."


Non è una risposta scontata, quella che dà quando gli si chiede di cosa è più orgoglioso nella vita.
"Sono felice di essere riuscito a fare della mia passione la mia vita quotidiana."
Quando riesci a dirlo con sincerità a 48 anni, significa che hai fatto scelte difficili nel momento giusto.


"La mia passione è nei veicoli e nelle corse, ma c'è anche la musica. Sto iniziando a valutare il basso. Sarei curioso di vedere quale sia l'effetto di una struttura minimalista in fibra di carbonio, sia a livello di ergonomia che di suono. Sarebbe interessante progettare uno strumento con le tecnologie del mio settore."
Un basso in carbonio. Ovviamente.


"Il progetto dei sogni? L'Africa Twin."
Detto così, secco. Senza bisogno di aggiungere altro.


"Cosa spero che le persone provino guardando il mio lavoro? Curiosità. Curiosità di sapere cosa c'è dietro e cosa c'è sotto. Quali sono le storie, quali sono i motivi."
È esattamente la stessa curiosità che ci ha spinto a raccontarlo.


"Se potessi passare una giornata con chiunque? Mio zio. Questa volta la gazzosa la offro io. "
Nessuna spiegazione. Nessuna aggiunta. Solo quella frase, con dentro un affetto e una storia che non appartengono al pubblico — e che proprio per questo dicono più di qualunque risposta elaborata.
Massimo Carriero costruisce moto. Ma prima di tutto, è questo.


Ogni moto ha una storia. Ogni storia ha una persona dietro. Noi continueremo a cercarle.

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